MAX 200 KWATT PER UN PERIODO TRANSITORIO E CER Superficie e produzione

Evidenziamo che i 200 KWATT come limite massimo siano collegati ad un periodo transitorio in cui il legislatore vuole sperimentare il funzionamento di questo nuovo modello produttivo di energia, prima di ampliare a potenze superiori. Per poter installare un impianto da 200 kwatt occorrono tra i 1000/1400 metri quadrati.

SUPERIFICIE VARIABILE TRA 1.400 M2 / 1.020 M2 A SECONDA DELL’EFFICIENZA DEL PANNELLO

I moduli fotovoltaici in silicio cristallino più comuni hanno dimensioni variabili da 0,5 m² a 1,5 m², con punte di 2,5 m² in esemplari per grandi impianti. Per dare invece un valore indicativo della larghezza, della lunghezza e dell’altezza di un modulo fotovoltaico, si pensi a un formato di circa 80 x 160 x 4,5 cm. La potenza più comune di un pannello fotovoltaico si aggira intorno ai 200 Wp a 32 V, raggiunti in genere impiegando 54/60 celle fotovoltaiche. La superficie occupata dai modelli commerciali si aggira in genere intorno ai 7,2 m²/kWp, ovvero sono necessari circa 7,2 metri quadrati di superficie per ospitare pannelli per un totale nominale di 1 kWp (come riferimento, si consideri che un tipico impianto residenziale per una famiglia media è di circa 3 kWp). I migliori moduli in commercio raggiungono un’efficienza del 19.6% e richiedono quindi una superficie di 5,1 metri quadrati per 1 kWp.

Principali vantaggi delle comunità energetiche: Dettagli

VANTAGGIODETTAGLI
AmbientaliRiduzione delle emissioni di CO2, in quanto le comunità energetiche utilizzano energia prodotta da fonti rinnovabili.
SocialiAutoproduzione di energia distribuzione della stessa tra i cittadini della comunità energetica.
EconomiciRisparmio sui costi di importazione, in quanto le comunità energetiche garantiscono al Paese maggiore autosufficienza energetica.
Risparmio in bollettaGrazie ai fenomeni di autoproduzione distribuzione interna di energia i membri della comunità possono godere di notevoli vantaggi in termini di abbattimento dei costi in bolletta.

Le direttive, con l’obiettivo di mettere i cittadini al centro di un nuovo modello di produzione e consumo, invitano gli Stati Membri a normare e promuovere soluzioni di complessità crescente: autoconsumo singolo, Autoconsumo Collettivo (nel quale, per esempio, l’energia prodotta dall’impianto realizzato sul tetto di un condominio può essere messa a disposizione anche dei singoli condòmini e non più solo dei servizi comuni, come avviene ora), e Comunità dell’Energia

Pur non trascurando le definizioni e gli elementi di interesse contenuti nella direttiva Mercato Elettrico4, si presenta di seguito una sintesi di quanto indicato nella direttiva Rinnovabili che introduce le figure di “autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente” e di “Comunità di Energia Rinnovabile – CER”.

In merito agli schemi di Autoconsumo Collettivo, la Direttiva RED II definisce innanzitutto “l’autoconsumatore di energia rinnovabile” come un “cliente finale che, operando in propri siti situati entro confini definiti o, se consentito da uno Stato membro, in altri siti, produce energia elettrica rinnovabile per il proprio consumo e può immagazzinare o vendere energia elettrica rinnovabile autoprodotta purché, per un autoconsumatore di energia rinnovabile diverso dai nuclei familiari, tali attività non costituiscano l’attività commerciale o professionale principale”. La direttiva definisce quindi gli “autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente” come un “gruppo di almeno due autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente e si trovano nello stesso edificio o condominio”. Questo meccanismo viene introdotto dalla RED II con l’obiettivo di aumentare l’efficienza nella produzione e consumo di energia delle famiglie e contribuire a combattere la povertà energetica mediante la riduzione delle tariffe di fornitura non solo per le persone che vivono in abitazioni unifamiliari, ma anche per chi alloggia in condominio.

Gli autoconsumatori collettivi possono quindi:

  1. produrre energia rinnovabile, anche per il proprio consumo; immagazzinare e vendere le eccedenze di produzione di energia elettrica rinnovabile, anche tramite accordi di compravendita di energia elettrica rinnovabile, fornitori di energia elettrica e accordi per scambi tra pari;
  2. installare e gestire sistemi di stoccaggio dell’energia elettrica abbinati a impianti di generazione di energia elettrica rinnovabile a fini di autoconsumo senza essere soggetti ad alcun duplice onere, comprese le tariffe di rete per l’energia elettrica immagazzinata che rimane nella loro disponibilità;
  3. mantenere i loro diritti e obblighi in quanto consumatori finali;
  4. ricevere una remunerazione, se del caso anche mediante regimi di sostegno, per l’energia elettrica rinnovabile autoprodotta che immettono nella rete, che corrisponda al valore di mercato di tale energia elettrica e possa tener conto del suo valore a lungo termine per la rete, l’ambiente e la società.

Per quanto riguarda le CER, queste sono un “soggetto giuridico:

  1. che, conformemente al diritto nazionale applicabile, si basa sulla partecipazione aperta e volontaria, è autonomo ed è effettivamente controllato da azionisti o membri che sono
    1. situati nelle vicinanze degli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili che appartengono e sono sviluppati dal soggetto giuridico in questione;
    2. i cui azionisti o membri sono persone fisiche, PMI o autorità locali, comprese le amministrazioni comunali;
    3. il cui obiettivo principale è fornire benefici ambientali, economici o sociali a livello di comunità ai suoi azionisti o membri o alle aree locali in cui opera, piuttosto che profitti finanziari”.
    Già dalla definizione appare evidente che le CER presentano caratteristiche particolari e difficilmente riscontrabili all’interno dell’attuale mercato dell’energia. Si tratta di un soggetto aperto alla partecipazione dei cittadini, delle autorità locali e delle imprese (di piccole e medie dimensioni); partecipazione che è di tipo volontario e che può essere interrotta in qualsiasi momento mantenendo comunque i propri diritti di consumatore finale. Viene quindi presentato un “modello democratico”, in cui le scelte sono condivise tra i membri della comunità in modo indipendente e autonomo. Possono inoltre essere coinvolti altri attori del mercato come installatori, ESCo, manutentori, finanziatori ecc., senza che questi diventino necessariamente membri delle comunità. L’elemento più dirompente della definizione che il Parlamento e il Consiglio Europeo danno delle CER è probabilmente il seguente: le comunità operano nel mercato dell’energia senza avere una prevalente finalità di lucro, con l’obiettivo di soddisfare esigenze di tipo ambientale, economico e sociale e, solo in ultima istanza, di profitto.Le attività possibili secondo le direttive sono quindi molteplici e non solo legate alla generazione e al consumo di energia in un dato ambito; non va pertanto esclusa la possibilità di comunità che, per “fornire benefici ambientali, economici o sociali a livello di comunità ai suoi azionisti o membri”, potrebbero decidere di partecipare anche al mercato dei servizi ancillari. Maggiore sarà la complessità delle configurazioni che le CER potranno assumere, tanto più grandi e diversificate saranno le competenze in campo energetico che dovranno possedere i soci o membri. Per questo motivo la Direttiva Rinnovabili evidenzia come sia necessaria una collaborazione tra i cittadini e i soggetti che già oggi operano in campo energetico, come per esempio le ESCo, i distributori locali o altri operatori industriali. L’auspicio del legislatore è ovviamente quello di avere cittadini europei sempre più consapevoli dei propri comportamenti, delle opportunità che hanno a disposizione e sempre più coinvolti nei processi di transizione energetica.Un ulteriore elemento da sottolineare, e ripreso nel seguito, riguarda la possibilità per gli Stati Membri di accordare alle CER il diritto di gestire la rete di distribuzione locale e di conseguenza, la “fisicità” o la “virtualità” del modello da adottare (il modello fisico prevede l’utilizzo di una rete propria da parte della comunità per scambiare l’energia tra i membri; il modello virtuale, invece, prevede l’utilizzo della rete pubblica e la necessità di definire quale sia l’energia effettivamente condivisa5 in ciascun intervallo temporale di misura). La direttiva su questo aspetto risulta aperta a entrambe le soluzioni, sottolineando tuttavia che, qualora una CER decida di gestire la rete di distribuzione, sarà trattata alle medesime condizioni degli altri concessionari e dovrà sottostare alla regolazione del settore di riferimento, garantendo per esempio un’erogazione del servizio con un determinato livello di qualità.

Il recepimento anticipato degli schemi di Autoconsumo Collettivo e delle Comunità di Energia Rinnovabile in Italia – Legge 8/2020

Per anticipare il completo recepimento della Direttiva RED II e per sperimentare le ricadute degli schemi di Autoconsumo Collettivo e delle Comunità di Energia Rinnovabile, il 28 Febbraio 2020 è stata promulgata la Legge 8 che converte in legge il D.L. n. 162 del 30 dicembre 2019 (noto anche come Decreto Milleproroghe). La legge permette di attivare schemi di Autoconsumo Collettivo e di costituire Comunità di Energia Rinnovabile in parziale e anticipata attuazione delle disposizioni di cui agli articoli 21 e 22 della Direttiva Rinnovabili. La Legge 8/2020 consente di avviare rapidamente alcune sperimentazioni, realizzando nuovi impianti alimentati da fonti rinnovabili con potenza di modesta entità ma fortemente integrati a livello urbanistico o territoriale. Per poter costituire uno schema di Autoconsumo Collettivo o una Comunità di Energia Rinnovabile ai sensi della Legge 8/2020 è necessario che:

  • gli impianti di produzione, da fonti rinnovabili, siano entrati in esercizio dopo il 1° marzo 2020 e abbiano complessivamente una potenza non superiore ai 200 kW6
  • gli impianti di produzione e i punti di prelievo facenti parte di una Comunità siano connessi alla rete elettrica di bassa tensione, attraverso la medesima cabina di trasformazione MT/BT (cabina secondaria);
  • i partecipanti a uno schema di Autoconsumo Collettivo si trovino nello stesso edificio o condominio
  • la condivisione7 con i membri di tali schemi dell’energia prodotta avvenga attraverso la rete elettrica esistente, anche per il tramite di sistemi di accumulo;
  • sull’energia prelevata dalla rete pubblica, compresa quella condivisa, si applichino gli oneri generali di sistema.

La legge 8/2020 specifica che i partecipanti agli schemi di Autoconsumo Collettivo e i membri delle Comunità di Energia Rinnovabile mantengono il proprio status di consumatori finali (con relativi diritti, quale ad esempio quello di scegliere liberamente il proprio fornitore di energia, e doveri, quale ad esempio il pagamento degli oneri di rete e di sistema per l’energia prelevata dalla rete) e possono recedere in ogni momento dal contratto che li lega agli schemi o alle Comunità, fermo restando il versamento di eventuali corrispettivi per la compartecipazione agli investimenti sostenuti, che comunque devono essere proporzionati. La legge incarica inoltre ARERA e il Ministero dello Sviluppo Economico (MiSE) di definire rispettivamente:

  • il modello di regolazione da applicare a questi nuovi soggetti;
  • gli schemi di incentivazione dell’energia che viene condivisa.

L’ottenimento di tali incentivi comporta l’impossibilità di accedere ai meccanismi di remunerazione previsti dal decreto “FER 1” e allo Scambio Sul Posto, dato che l’energia prodotta è prevalentemente destinata al soddisfacimento dei fabbisogni dei partecipanti agli schemi di autoconsumo collettivo o dei membri delle comunità.

Il modello di regolazione: dal Documento di Consultazione alla Deliberazione ARERA 318-2020

Il primo aprile 2020 ARERA pubblica sul proprio sito il Documento di Consultazione 112/2020/R/eel, contenente gli orientamenti dell’Autorità in materia di regolazione delle partite economiche relative all’energia elettrica oggetto di autoconsumo collettivo o di condivisione nell’ambito di comunità di energia rinnovabile. Il documento definisce le caratteristiche necessarie per attivare gli schemi di Autoconsumo Collettivo e le Comunità di Energia Rinnovabile, il modello di regolazione da adottare e l’iter da seguire per accreditarsi presso il GSE. Inoltre, ARERA identifica le componenti tariffarie che non devono essere applicate all’energia condivisa tra gli utenti che decidono di partecipare a questi nuovi meccanismi. In merito a quest’ultimo punto, l’Autorità sottolinea che per determinare queste componenti occorre una valutazione più ampia sui benefici apportati alla rete e al sistema nel suo complesso.

L’Autorità individua tra i possibili modelli da adottare quello virtuale come il più semplice ed efficace per abilitare e rendere operativi gli schemi di Autoconsumo Collettivo e le Comunità di Energia Rinnovabile.

Il modello di regolazione: virtuale vs. fisico

Allo stato attuale in Italia è possibile svolgere l’attività di autoconsumo secondo lo schema “uno a uno” ovvero una Unità di Produzione – UP a servizio di una Unità di Consumo – UC (es. le utenze comuni dell’edificio nel caso di autoconsumo condominiale). Nel passaggio a un modello di autoconsumo collettivo “uno a molti” (una UP e più UC) possono essere concepite in linea di principio, due differenti configurazioni:

  1. Schema di autoconsumo fisico, che prevede una connessione diretta privata tra impianto/i di generazione e utenze domestiche/comuni, con un unico punto di accesso (POD – Point Of Delivery) alla rete pubblica ;
  2. Schema di autoconsumo “virtuale” (detto anche “commerciale” o “su perimetro esteso”) che prevede l’utilizzo della rete pubblica per lo scambio di energia tra unità di generazione e di consumo;

I benefici legati all’autoconsumo sono, in questo caso, frutto di un’operazione di tipo commerciale, svolta da soggetto responsabile nominato dai condòmini (gestore dello schema) che provvede a quantificare le quote di autoconsumo attribuibili a ogni partecipante sulla base dei dati di misura fiscali di produzione dell’impianto, di consumo delle utenze domestiche e condominiali. La metodologia di calcolo della ripartizione dell’autoconsumo virtuale è frutto di accordi contrattuali tra i condòmini9 e può basarsi:

  1. su un criterio energetico, per esempio in proporzione ai prelievi di ciascun utente in ogni intervallo temporale di misura;
  2. su un criterio fisso, per esempio di tipo millesimale, non in relazione con i consumi energetici delle singole abitazioni.

Il caso a) costituisce un reale incentivo a consumare nelle ore di maggior produzione dell’impianto condominiale.
Nel caso di colonna montante di proprietà del distributore (contatori fiscali interni alle singole unità immobiliari), risulta possibile aggiornare l’infrastruttura elettrica interna all’edificio: come disposto dalla delibera ARERA 467/2019/R/eel, impresa distributrice e condominio possono accordarsi per arretrare i punti di connessione e riposizionare i contatori in un vano centralizzato.

energia immessa, dell’energia prelevata e dell’energia condivisa per l’autoconsumo

MA CONVIENE

LO SCAMBIO SUL POSTO?

Ecco lo schema di scambio sul posto

Flussi energetici di uno schema d’autoconsumo collettivo: energia prodotta, prelevata, autoconsumata, immessa in rete e condivisa.

Lo Scambio sul Posto (SSP) definisce la regolamentazione del meccanismo di compensazione tra l’energia elettrica prodotta da un impianto fotovoltaico e immessa in rete in quanto non immediatamente autoconsumata dal Cliente, con l’energia prelevata e consumata dallo stesso utente in un momento differente da quello in cui avviene la produzione di energia da parte dell’impianto.

La valorizzazione dell’energia condivisa

Ai sensi della Legge 8/2020, al modello di regolazione identificato da ARERA, al sistema di incentivazione definito dal Decreto MiSE e al sistema di detrazioni fiscali in vigore, è possibile affermare che i partecipanti agli schemi di Autoconsumo Collettivo e le CER si vedranno riconosciuti:

  1. la restituzione di alcune componenti definite da ARERA secondo una logica di utilizzo della rete cost reflective, che ammontano a circa 10 €/MWh per l’Autoconsumo Collettivo e 8 €/MWh per le CER sull’energia condivisa;
  2. un incentivo sull’energia condivisa pari a 100 €/MWh per l’Autoconsumo Collettivo e 110 €/MWh per le CER;
  3. la remunerazione dell’energia immessa in rete a Prezzo Zonale Orario, che si potrebbe assumere pari a circa 50 €/MWh (a causa del lockdown la media nei primi mesi del 2020 si è abbassata a 35 €/MWh ma si sta riallineando ai valori del 2019);
  4. l’accesso a un sistema di detrazioni fiscali per i partecipanti agli schemi.

Da questi importi occorre detrarre i corrispettivi a copertura dei costi amministrativi del GSE, come disposto dal MiSE.

È comunque opportuno evidenziare che il modello di regolazione e il sistema di incentivazione sono strettamente collegati al carattere sperimentale (e alle relative limitazioni) della Legge 8/2020; di conseguenza potrebbero essere modificati con il recepimento complessivo della Direttiva RED II, previsto entro il 30 giugno 2021.

SCAMBIO SUL PORTO ONERI SISTEMA alcuni esempi

UN condominio senza sistema di accumulo

Simulazione di un caso di autoconsumo collettivo condominiale

A titolo di esempio si riporta nel seguito il risultato dei calcoli dei principali indicatori economici per un piccolo condominio composto da 8 utenze e servito da un impianto fotovoltaico della potenza di 20 kW, senza Sistema di Accumulo.

Grandezze energetiche condominiali [kWh/anno]
Produzione26365
Autoconsumo1792
Energia condivisa8109
Energia immessa24573
Grandezze economiche condominiali [€/anno] 
Risparmio autoconsumo (1)300
Incentivo (MISE) (2)811
Restituzione oneri (ARERA) (3)74
Vendita energia a prezzo di mercato (4)1247
Totale Risparmio2432 €/anno
Tempo di ritorno dell’investimento (5) 
Senza detrazioni fiscali del 50%13 anni
Con detrazioni fiscali del 50%8 anni
Valutato con corrispettivi tariffari 2019 del servizio di maggior tutela per utenze non residenziali con potenza contrattuale >16,5 kWValutato al prezzo zonale (CSUD) 2019Valutato con formula CAC Allegato A delibera 318/2020Vendita energia a prezzo zonale (CSUD) (4)CAPEXFV :1200 €/kWp, OPEXFV 19 €/kWp

CENTRO COMMERCIALE E COMUNITA ENERGETICA – CER

Un esempio è la partecipazione dei cittadini alla riqualificazione energetica di un centro commerciale a Venezia tramite la campagna di equity crowdfunding (una forma di investimento che consente agli investitori di finanziare startup innovative e piccole-medie imprese attraverso portali online autorizzati, erogando un contributo finanziario in cambio di quote societarie delle stesse imprese).

Il progetto per l’efficientamento energetico del centro commerciale “La Piazza” ha a oggetto la riqualificazione energetica dell’intero edificio del centro commerciale con l’installazione di lampade a led, riscaldamento e climatizzazione a pompe di calore, impianto fotovoltaico, colonnine per la ricarica delle auto elettriche.

Gli investitori e i nuovi soci potranno godere di un rendimento del 9% annuo per la durata ventennale del progetto, che per le imprese si somma ai ricavi derivanti dall’attività svolta.

ALTRI ESEMPI

Sono cinque le nuove cooperative energetiche che coinvolgeranno interi Comuni come nel caso di Berchidda, in Sardegna, altrettante quelle che invece intendono coinvolgere l’intero territorio regionale come nel caso della Comunità energetica agricola del Veneto, che vede già 514 aziende aderenti o interessate tra utenti possessori di impianti a energia rinnovabile in grado di produrre e scambiare energia verde e utenti in qualità di consumatori.

A questi si affiancano i nove progetti di autoconsumo collettivo e che coinvolgono condomìni e realtà di social Housing come nel caso il progetto Qui Abito a Padova o l’edifico Nzeb realizzato dall’Energy Building Social Housing del Comune di Prato o il caso studio del Condominio Donatello di Alessandria nel progetto Energy Wave.

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