COMUNITA ENERGETICA – SUPERBONUS –  GREEN NEW DEAL

COMUNITA ENERGETICA – SUPERBONUS – GREEN NEW DEAL

Ora privati ed aziende possono autoprodurre energia – max 200 KWATT

Impianti sportivi privati e pubblici / condomini e comunità energetiche finalmente autoconsumo autorizzato

Il MISE , e il mistro Stefano Patuanelli ha firmato il 15 settembre 2020 il decreto attuativo che definisce la tariffa con cui si incentiva la promozione dell’autoconsumo collettivo e le comunità energetiche da fonti rinnovabili.

Già il 28 febbraio 2020, era stata attuata la conversione in legge del decreto Milleproroghe, si è infatti dato il via libera alla formazione delle cosiddette comunità energetiche rinnovabili, ovvero alla possibilità per cittadini, associazioni ed imprese commerciali, di installare impianti per la produzione di energia da fonte rinnovabile e di autoconsumarla.

il 16 novembre in Gazzetta ufficiale approvata la tariffa energetica agevolata per incentivare per l’autoconsumo . L’energia elettrica prodotta dagli impianti rinnovabili nell’ambito delle comunità energetiche ha diritto per un periodo di 20 anni a una tariffa incentivante erogata dal GSE, volta a premiare l’autoconsumo istantaneo e l’utilizzo di sistemi di accumulo, pari a :

  • 100 €/MWh nel caso in cui l’impianto di produzione faccia parte di una configurazione di autoconsumo collettivo;
  • 110 €/MWh nel caso in cui l’impianto faccia parte di una comunità energetica rinnovabile;

Comunità energetiche, la normativa

Le comunità energetiche nascono dalla direttiva Red II (2018/2001/Ue) e sono uno strumento per la condivisione dell’energia tra i cittadini, si tratta di un concetto che ha valenze sia sociali che tecniche. A livello sociale infatti le comunità energetiche possono creare sviluppo e aggregazione a livello locale inoltre ottenere dei benefici tecnici, perché nel momento in cui le persone a livello locale producono e consumano la propria energia, li si spinge ad essere virtuosi nei consumi”.

Finora gli esempi più importanti in Europa si trovano in Danimarca o in Germania, mentre nel nostro paese si sta iniziando ora a sperimentare le prime comunità energetiche, in attesa della delibera di Arera e di un decreto attuativo del Mise.

In particolare, le comunità energetiche rinnovabili possono usufruire della detrazione fiscale per impianti di potenza fino a 200 kW (senza fare riferimento specifico alla tecnologia rinnovabile da adottare, anche se il fotovoltaico sembra essere quella che si presti a sfruttare meglio i vantaggi del provvedimento) come segue: i primi 20 kW hanno accesso al Superbonus (quindi all’aliquota al 110%), mentre per la potenza restante si applica l‘aliquota ordinaria del 50%, secondo quanto precisato dall’Agenzia delle Entrate. Il tutto, entro il limite di spesa complessivo di 96.000 euro. Una soglia che potrebbe non coprire l’intero costo dell’impianto da 200 kW, ma l’incentivo fiscale previsto rappresenta pur sempre un importante passo in avanti per agevolare lo sviluppo di energia pulita a chilometro zero. Senza escludere che, a breve, si possa arrivare a una adeguata remunerazione dell’investimento e dei relativi costi. Si attendono infatti ulteriori interventi legislativi in merito, tra cui quello da parte del Ministero dello Sviluppo Economico, chiamato a stabilire un incentivo specifico a sostegno di queste configurazioni.

Il costo di un impianto di 200 KW e di circa 360.000 euro, di cui 48% per pannelli, 12% inverter, 19% installazione e progettazione, 12% strutture , 9% cavi e cablaggi. La sua produzione varia a seconda dove e situato, in media possiamo dire che in 20 anni la reddittivà potrebbe essere la seguente, senza finanziamento bancario

  • nord: 492.000,00 euro
  • centro: 637.000,00 euro
  • sud: 734.000,00 euro

Una possibile ulteriore spinta alle comunità energetiche rinnovabili potrebbe inoltre giungere anche dal Recovery Plan che l’Italia è chiamata a presentare quest’autunno per ottenere quelle risorse finanziarie necessarie al rilancio del paese a seguito della crisi economica innescata dal Covid-19. Una possibile “seconda rivoluzione” della generazione da fonti rinnovabili, attraverso una partecipazione dal basso (una delle novità di questo modello), che potrebbe essere una risposta non solo per sostenere la ripresa economica ma anche per accelerare la transizione energetica del paese prevista dal Green Deal europeo. Anche nel 2019 si è infatti confermato, secondo il rapporto di Legambiente, una crescita dell’energia pulita positiva in Italia, ma ancora troppo lenta, che rende difficile il raggiungimento degli obiettivi ambientali fissati al 2030.

La definizione di comunità energetiche rinnovabili

La definizione di comunità energetiche prevede siano installati impianti a rinnovabili con una potenza complessiva inferiore a 200 kW, e che l’energia prodotta sia consumata “sul posto”, oppure stoccata in sistemi di accumulo. L’impianto deve essere connesso alla rete elettrica a bassa tensione, attraverso la stessa cabina di trasformazione a media/bassa tensione da cui la comunità energetica preleva anche l’energia di rete.

La linea di bassa tensione in cui si allaccia l’impianto di produzione è l’area geografica della comunità”, spiega Sani. “Questa si riferisce ad impianti piccoli e tecnicamente si rivolge agli impianti sui condomini, sulle attività commerciali”. I vantaggi saranno doppi: da una parte si potrà beneficiare della detrazione fiscale, dall’altra si avrà un incentivo sull’energia immessa nella rete elettrica, che verrà definito dal Gestore dei servizi energetici (Gse). “In questo caso c’è anche una componente di risparmio fisico sugli oneri di sistema, che vengono restituiti alla comunità.

Il primo passo è quello di individuare la rete di bassa tensione dove si è allacciati, e trovare lo spazio fisico dove installare l’impianto, che può andare dal tetto di un condominio ad un parcheggio o un’area degradata da recuperare. “A quel punto il cittadino può preparare lo statuto di quella che sarà la comunità, in forma di associazione o cooperativa, che dovrà comunque rimanere aperta alle nuove adesioni”, continua Sani. “A quel punto si raccolgono le adesioni dei cittadini che sono all’interno dell’area individuata e trovare il soggetto che installerà l’impianto con la detrazione fiscale”.

La crescita dell’energia rinnovabile in Italia continua ad essere troppo lenta: una media di installazioni all’anno dal 2015 ad oggi di appena 459 MW di solare e 390 di eolico. “Continuando così – scrive l’associazione – gli obiettivi fissati al 2030 dal Piano energia e clima (Pniec) verrebbero raggiunti con 20 anni di ritardo”.

Il 2019 ha visto infatti una crescita di soli 272 MW rispetto all’anno precedente e 112 MW in meno di eolico. Rispettivamente solare fotovoltaico ed eolico, nel 2019, hanno soddisfatto il 7,6 per cento e il 6,2 per cento dei consumi elettrici nazionali. Ancora troppo poco.

Energia in Europa, il 2020 è l’anno del sorpasso delle rinnovabili sulle fossili

Green New Deal Cosa è?

l significato del grande progetto UE per la sostenibilità ambientale

Per capire la portata epocale di tale svolta ambientale della Commissione UE targata Ursula von der Leyen basta mettere in evidenza l’obiettivo strategico del piano: trasformare il vecchio continente nel primo blocco di Paesi a impatto climatico zero entro il 2050.

Il significato del Green New Deal è proprio quello di risposta (con misure concrete) all’emergenza dei cambiamenti climatici.

“Una Europa verde non vedrà la luce dall’oggi al domani. Inserire la sostenibilità al centro del modo in cui investiamo richiede un cambio di mentalità. Stiamo compiendo un importante passo per raggiungere questo obiettivo.”

Cosa significa, dunque, il Green New Deal e quali obiettivi vuole raggiungere? Nello specifico, la legge intende decarbonizzare il settore energetico, che rappresenta il 75% delle emissioni inquinanti. La trasformazione, inoltre, riguarderà tutto il sistema di produzione industriale. Innovare l’intero comparto e diventare leader mondiali nell’economia verde è l’ambizioso obiettivo della legge. Anche la mobilità dovrà essere ripensata in termini di sostenibilità. I trasporti sono responsabili per il 25% delle emissioni inquinanti nel continente. Infine, il progetto coinvolgerà anche l’edilizia, favorendo la costruzione di nuovi edifici abitativi e la manutenzione di quelli esistenti in un’ottica di risparmio energetico.

Cosa prevede il piano di investimenti UE per la sostenibilità

Ora che abbiamo capito cos’è il Green New Deal e il suo significato vale la pena di concentrarsi sul cosa prevede questo progetto europeo. Per rendere davvero concreto l’obiettivo della neutralità climatica nel 2050, sarà necessario avviare un complesso e ingente piano di investimenti.

Tutti gli Stati UE, infatti, riceveranno un pacchetto di aiuti finanziari per mettere in moto con iniziative efficaci la transizione. Con la votazione parlamentare di ieri, l’Unione Europea ha proprio messo in chiaro cosa prevede il Green new Deal a livello di impegno finanziario.

Gli investimenti totali saranno di 1.000 miliardi di euro in 10 anni. Saranno attivati diversi fondi, necessari alle varie regioni europee per iniziare la riconversione economica, produttiva e del mondo del lavoro.

Il motore finanziario del progetto sarà il Meccanismo di transizione equa, che si baserà su tre canali di finanziamento principali. Innanzitutto ci sarà un fondo specifico proveniente dalle casse dell’UE, che stanzierà 7,5 miliardi.

Gli Stati potranno beneficiare di questo denaro, integrandolo con i contributi provenienti dal fondo sociale europeo Plus, dal fondo europeo di sviluppo regionale e da eventuali risorse nazionali.

Un ruolo importante nell’erogazione di investimenti lo avrà InvestEu, un programma comunitario già esistente che potrà muovere fino a 279 miliardi di euro tra fondi pubblici e privati da indirizzare esclusivamente a progetti ambientali e climatici.

Il Meccanismo di transizione equa, infine, includerà un sistema di prestito a favore del settore pubblico con il sostegno della Banca Europea per gli Investimenti, per muovere risorse tra i 25 e i 30 miliardi di euro.

Tariffa incentivante

Il decreto, che è già entrato in vigore, definisce i requisiti che devono avere i soggetti per l’attivazione delle comunità energetiche rinnovabili, che possono produrre energia per il proprio consumo con impianti alimentati da fonti rinnovabili di potenza complessiva non superiore a 200 kW. Definisce inoltre i limiti e le modalità di utilizzo dell’energia condivisa prodotta da impianti fotovoltaici che accedono alle detrazioni stabilite dall’art. 119 del decreto-legge n. 34/2020.

Il decreto si applica alle configurazioni entrate in esercizio a partire dal 1° marzo 2020 ed entro i sessanta giorni successivi alla data di entrata in vigore del provvedimento di recepimento della direttiva (UE) 2018/2001.

L’energia elettrica prodotta dagli impianti rinnovabili nell’ambito delle comunità energetiche ha diritto per un periodo di 20 anni a una tariffa incentivante erogata dal GSE, volta a premiare l’autoconsumo istantaneo e l’utilizzo di sistemi di accumulo, pari a :

  • 100 €/MWh nel caso in cui l’impianto di produzione faccia parte di una configurazione di autoconsumo collettivo;
  • 110 €/MWh nel caso in cui l’impianto faccia parte di una comunità energetica rinnovabile

L’energia prodotta e immessa in rete resta nella disponibilità del referente della configurazione, con possibilità di cessione al GSE. Rimane l’obbligo di cessione per l’energia elettrica non autoconsumata o non condivisa, sottesa alla quota di potenza che acceda al Superbonus.

Per gli enti territoriali e locali, tali tariffe non sono cumulabili con gli incentivi di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico 4 luglio 2019, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 186 del 9 agosto 2019, né con il meccanismo dello scambio sul posto.

Per tutti gli altri soggetti, le tariffe di cui al presente decreto sono cumulabili con la detrazione del 50% di cui all’art. 16-bis, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica n. 917/1986 e con la detrazione del Superbonus 110%.

Il GSE, che dovrà predisporre nel proprio sito una sezione dedicata alle comunità energetiche, è inoltre responsabile di un’attività di monitoraggio semestrale che a livello regionale definisca potenza degli impianti e tecnologie impiegate; quantità di energia elettrica immessa in rete e condivisa; quantità di risorse incentivanti erogate; tipologia dei beneficiari.

E’ molto soddisfatto Gianni Girotto, portavoce M5S al Senato, che sottolinea che grazie a questo Decreto si completa l’iter per l’avvio delle comunità energetiche: “Adesso privati cittadini, realtà produttive ed enti pubblici possono costituire una comunità e usufruire dei vantaggi a essa connessi. Quello delle Comunità energetiche è un universo in grado di innescare un circolo virtuoso di vantaggi e benefici ambientali, sociali ed economici diretti, e puntare a una crescita sostenibile, abbattendo le emissioni inquinanti e riducendone le conseguenze ambientali e sanitarie, fortemente impattanti nei centri urbani”.

La rivoluzione green ora può iniziare

Il Green New Deal, il superbonus, e le comunità energetiche posso essere alla base della vera rivoluzione sociale e green partendo dal basso.

Ora di fatto sarà possibile produrre, scambiare e consumare la propria energia, cosa fino a qualche tempo fa vietata. “Questa è una potenziale rivoluzione perché può scardinare quel rapporto di dipendenza dai grandi produttori di energia”. “Il concetto di autoconsumo è il fulcro della transizione energetica che ha anche un valore sociale: produrre e scambiare energia ha infatti un valore a livello sociale che può ravvivare intere piccole comunità”.

“Ora col combinato con il bonus al 110 per cento ne potranno nascere veramente molte”. Per questo motivo l’approvazione della direttiva europea potrebbe finalmente colmare quel vuoto legislativo che bloccava, di fatto, lo sviluppo delle fonti rinnovabili nei condomini, nei distretti produttivi o nei territori agricoli. E creare piccole comunità in grado di autoprodursi l’energia, rigorosamente da fonti rinnovabili.

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